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Tami Izko e Federico Clavarino. Di scultura e fotografia  



Published
09/03/21

Artists 
Tami Izko
Federico Clavarino

Social
Instagram Izko
Instagram Clavarino

Category
Sculpture / Photography


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Ci sono momenti nella vita come nella realtà, che più di altri danno forma alla nostra esperienza, una continua stratificazione di attimi, frammenti e sensazioni.
Nel suo lavoro l’artista Tami Izko concentra la sua indagine su aspetti sfuggenti, a volte fragili, e intangibili della nostra esistenza, ma al contempo tasselli essenziali della nostra identità. «La separazione lascia una traccia, un segno, una cicatrice e una ferita aperta. Pensa a due cose strappate l'una dall'altra. Il trauma può essere inteso come una ferita, una lesione, una sconfitta. Il cambiamento, a sua volta, può avere conseguenze traumatiche dolorose come delle ferite». Con queste parole Izko introduce la sua serie di opere dal titolo Wound, dove ogni scultura assume il ruolo di simbolo di una memoria traumatica e le fessure nella materia - che compongono le opere - diventano metafora di ferite come occhi con i quali osservare la realtà. Allo stesso modo nel progetto Bezoar, l’autrice boliviana crea dei suoi personali bezoari, amuleti che nel passato - secondo la credenza popolare - avevano il potere di guarire da malattie ed essere potenti antidoti contro i veleni, esplorando in questo modo processi alternativi fuori da un percorso comune. In queste sculture Izko sperimenta diverse argille, mescolando elementi e lasciando la materia e il colore prendere forme inaspettate invocando un sentimento di abiezione.

Eel Soup, invece, è un dialogo sussurrato tra Tami Izko e il fotografo Federico Clavarino. Il titolo, nella sua traduzione letterale, fa riferimento alla zuppa di anguilla, metafora del progetto in cui le loro peculiari forme espressive, scultura e fotografia, si mescolano. Il nome evoca l’immagine di corpi che appaiono e scompaiono senza conoscerne le estremità, elementi intrecciati, privati di una forma specifica e di confini determinati, ma allo stesso tempo parti che compongono un’unica unità. Eel Soup è una sintesi riuscita dell’incontro di due arti espressive in cui le linee e le cavità immortalate nelle fotografie, le ritroviamo tra le pieghe delle sculture in un gioco di rinvii, citazioni. Immagini e sculture diventano così i mezzi con cui i due artisti reinterpretano una serie di collegamenti. Se per Clavarino la fotografia è il medium con cui immortalare momenti apparentemente insignificanti, dettagli sfuggenti, lievi presenze naturali e umane per rivelarne alcune relazioni, forze e intrecci che si instaurano tra loro, mettendo in luce la fragilità delle connessioni contemporanee, Izko sfrutta la plasticità della ceramica come fonte per restituire la forma umana nelle sue differenti dimensioni e moduli come risultato di un incontro e una concatenazione alchemica di elementi naturali. Il risultato è una continua tensione tra ciò che viene mostrato nelle immagini di Clavarino e le sculture di Izko al di fuori di esse.


Tami Izko dopo aver conseguito una laurea in cinema e giornalismo, a partire dal 2016, ha iniziato un periodo di sperimentazione con diversi medium avvicinandosi al discorso sulla forma in parallelo alla scrittura. Nel contesto di questa ricerca ha iniziato a collaborare con Federico Clavarino nel 2018, sviluppando la serie Eel Soup che è stata esposta a Bruxelles, (Pinguin, 2018) in Polonia, a Łódź (Fotofestiwal, 2018) e all’Istanbul Biennal (2019) e alla galleria Viasaterna di Milano (2020). Lo scorso anno il suo progetto On Light and Small Lives, un racconto costituito da immagini e scrittura creativa, è stato esposto al Royal College of Art (Londra, 2019). Attualmente sta sviluppando nuovi progetti multidisciplinari esplorando tematiche legate all'identità, la memoria e l'appartenenza all’ambiente urbano.



Sopra tutte le immagini ©Tami izko, da sinistra verso destra:
1. photo by Tami Izko;
2. photo by Tami Izko;
3. photo by Tami Izko;
4. photo by Tommaso Tanini;
5. photo by Tommaso Tanini;
6. photo by Mattia Greghi;


Installation view Eel Soup  


Gallery dall’esposizione Eel Soup alla galleria Viasaterna di Milano. Photos by Giorgio Di Noto 






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