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Design da collezione vs. produzione di massa. In conversazione con Vincenzo De Cotiis



Magazine
Lampoon

Category
online article/ Interview

Publish 
16 dicembre 2019
 

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#vincenzodecotiis
#writing
#photography
Vincenzo De Cotiis comprese già durante gli anni degli studi al Politecnico di Milano che la sua necessità espressiva non si sarebbe piegata alle esigenze e ai dogmi del design industriale. I suoi interessi hanno più a che fare con la libertà del pensiero, la creazione, l’indipendenza della sperimentazione, il rapporto con il tempo e con la memoria storica - tutti elementi in comune con le opere di artisti contemporanei come Luciano Fabro, Giuseppe Penone, Mario Merz, Jannis Kounellis e Joseph Beuys. Influenzato dalla cultura classica e dalla storia italiana - dal Rinascimento fino all’Età Moderna -, passando per il Barocco fino alla vicenda dell’Art Nouveau, all’inizio della ricerca negli anni Ottanta, coltiva l’interesse del riciclo conferendogli un significato artistico - uno dei segni distintivi del suo stile. L’approccio progettuale di De Cotiis fa riferimento al design moderno nato in seguito al movimento artistico inglese Arts and Crafts, fondato nel tardo Ottocento da William Morris. Questo sosteneva la riforma delle arti applicate come reazione colta di artisti ed intellettuali contro l’eccessiva industrializzazione dei prodotti a favore dell’artigianato - al contrario espressione del lavoro e del genio dell’uomo.
Il designer e architetto nasce a Gonzaga nel 1958 e nel 1997 apre a Milano il primo studio.
Ha fatto del capoluogo lombardo la sua casa «vivo con mia moglie Claudia Rose in una casa del Settecento dove gli spazi sono costituiti da una sovrapposizione di atmosfere e dettagli dei secoli passati insieme ad oggetti e arredi creati da me o raccolti nel tempo. Tali elementi contemporanei interagiscono con lo spazio in maniera naturale. Mi piace pensare alla nostra casa come palcoscenico dove le presenze solide possono cambiare funzione e posizione».

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All images: Courtesy Vincenzo De Cotiis